Tra covid-19, arte e politica. Cipolla: “Fino a quando la politica guiderà le sorti la sensibilità urterà con altri interessi”

“L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita” recita l’epigrafe incisa sulla facciata del Teatro Massimo, in una piazza Verdi che in un assolato giorno di giugno si popola di facce e mascherine, con la speranza di lasciarsi alle spalle una pandemia mondiale. In questo clima insolito, passeggiando tra i monumenti del capoluogo siciliano, ci interroghiamo sul ruolo dell’arte e degli artisti oggi.

“Il covid-19, purtroppo non ha cambiato positivamente i detentori del potere – afferma Salvatore Cipolla, pittore e scultore agrigentino – che sono quasi tutti interessati ad altri ruoli”
L’arte secondo lo scultore, che in questo mese festeggia il settantesimo, di fronte gli interessi politici passa in secondo piano, così come la salute in quest’ultimo periodo dinanzi all’economia.

Cipolla denuncia a Canale 8 Palermo come parecchi artisti e opere valide finiscono per passare in sordina quando da queste non se ne trae profitto.  “La mia diretta esperienza di 55 anni di continua sperimentazione di forme, colori, materiali e stili diversi – spiega l’artista, docente dell’accademia di belle arti agrigentina – ha portato a rinforzare l’antico detto che nessuno è profeta in patria. Ci sarebbe materiale per scrivere un romanzo per le antiche proposte fatte ai vari enti comunali e regionale da venti, trenta anni, con gli stessi risultati, la colpa naturalmente è mia perché non ho mai cercato la soluzione più logica: appartenere ad un qualsiasi partito politico!”

Vivace e innovativo nello stile, Cipolla, ha alternato nella sua carriera opere di realismo stilizzato a spazialità astratte. Dalla sperimentale ricerca dell’impossibile emergono i suoi lavori monumentali pubblici e privati, tra cui il Monumento ai Caduti Fede e Common Sense a Santa Elisabetta (1998); la scultura Terra, Acqua e Aria nel giardino del Madison a Realmonte; l’altare centrale della Madonna nella chiesa di Maria Ausiliatrice a Canicattì; e l’imponente scalinata di Villa Marino a Riesi (2012), dove con straordinaria concezione unitaria delle arti plastico-decorative applicate all’architettura rende visibile il suo complesso pensiero filosofico sulla esistenza terrena e spirituale dell’uomo. Parecchie altre sue opere trovano spazio in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

“Fino a quando la politica guiderà le sorti della pura codificazione che la mente umana è capace di tradurre agli umani – conclude l’artista – la sensibilità urterà con gli interessi di natura diversa!”

Maria Vera Genchi

 

 

 

 

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