Palermo – Un fiume giallo-rosso per il 737° anniversario della Rivolta del Vespro. Protesta e memoria all’urlo di “Bonu Statu e Libertati”

Sono partiti da piazza Croce dei Vespri, sotto il cui suolo sarebbero sepolti gli angioini che i palermitani trucidarono la sera del 30 marzo del 1282. In mille ieri a Palermo per ricordare il 737° anniversario della Rivolta del Vespro, episodio simbolo della ribellione di un intero popolo contro l’oppressore straniero. “10, 100, 1000 Vespri siciliani! ieri gli angioini, oggi gli italiani” è uno degli slogan intonati dai partecipanti. Un fiume giallo-rosso si è diramato tra le vie del centro storico, sventolando bandiere, striscioni e cartelli in segno di protesta e memoria.

Ricordare “quell’eroica pagina di storia siciliana affinché possa essere da insegnamento a tutti” è l’intento degli organizzatori. “Un insegnamento necessario – si legge nel volantino ufficiale della manifestazione -, in un momento in cui il colonialismo colpisce sempre più la nostra economia, l’ambiente, il lavoro; un momento in cui l’isola viene riempita di basi militari, di micidiali dispositivi di guerra come il MUOS di Niscemi; un momento in cui il sottosuolo siciliano viene trivellato con grave danno all’ambiente; un momento in cui l’agricoltura, la pesca, la pastorizia vengono piegate agli interessi della Grande Distribuzione”.

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Ben 26, le organizzazioni aderenti all’iniziativa, nata su Facebook poco più di un mese fa.
“Lo Stato italiano continua a calpestare i diritti garantiti dallo Statuto Autonomo – spiegano – e miseramente svenduti dagli ascari della Regione. Come se non bastasse, in questi giorni lo Stato si prepara, con il “regionalismo differenziato”, a regalare i nostri tributi alle regioni del Nord, violando ancora una volta lo Statuto e condannando tutto il Mezzogiorno alla devastazione e al sottosviluppo. Su questo disegno politico tutti i partiti italiani sono d’accordo, dalla destra alla sinistra, dal governo all’opposizione”.

“Mentre loro discutono sulla TAV, le strade siciliane cadono a pezzi – sottolineano gli organizzatori – mentre discutono su come fermare gli immigrati, costringono il nostro popolo, non più solo i nostri ragazzi, ad emigrare. La Sicilia vede scomparire i suoi figli migliori e, dunque, il suo stesso futuro, assiste con sgomento alla devastazione del territorio, ai disservizi di ospedali, scuole, università, trasporti, alla miseria incalzante”.

Dopo la Messa tenutasi in mattinata alla chiesa di Santo Spirito, all’esterno della quale nel 1282 era scoppiata la scintilla che innescò la ribellione, i mille si sono ritrovati alle 16 a piazza Croce dei Vespri. La marcia si è poi conclusa a Piazza Verdi dove il soprano Antonella Urso ha intonato “Matri Terra”, l’inno ufficiale dell’isola scritto dal maestro Vincenzo Spampinato e tradotto in siciliano. A chiudere la manifestazione le letture di Silvio Catalano su “Lu Vèspiru Sicilianu” e le poesie di Ignazio Buttitta recitate da Antonio Alaimo.

Maria Vera Genchi

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