Un paese “disabilitato”

Dal mese di dicembre, gli studenti che impropriamente chiamano disabili, ma che sono “diversamente abili”, sono costretti a rimanere a casa a causa della sospensione del servizio di trasporto. Qual è il problema ? semplice, organizzativo e finanziario.

Ora sorge il dubbio, se un ragazzo con disabilità riesce ad andare a scuola e laurearsi, organizzando la sua vita, mentre il politico di turno non riesce ad organizzare il servizio di trasporto, chi ha una disabilità?

Nel frattempo si parla, si parla e si continua a parlare mentre giovani e bambini rimangono a casa. Un paese che non offre nulla ai diversamente abili, adesso  toglie  anche il diritto all’ istruzione.

Intanto,  assistenti ed autisti sono anche loro a casa, con le loro “disabilità”, si perché, non riuscire a comprare da mangiare, pagare le bollette e vivere con dignità è una vera e propria disabilità, nel senso che si viene “disabilitati” dalla realtà e cosi la mente vola e spazia fino a pensiertosto-caffei strani che in alcuni casi purtroppo si sono concretizzati in azioni. Un giovane trentenne si suicida perché senza lavoro.  Poi senti le voci di chi lavora nel settore e ti emozioni un po’ quando qualcuno piange, non pensando di aver perso il posto di lavoro, ma perché pensa” mi hanno tolto i miei bambini”.

La disabilità è una questione di percezione. Se puoi fare anche una sola cosa bene, sei necessario a qualcuno. Un appello a chi può, c’è stanchezza nell’aria c’è delusione, avete tolto molte cose ma non toglieteci la dignità e la speranza.

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