Dalla famiglia Piccolo a Tomasi di Lampedusa, breve storia del tempo “siciliano” raccontata dallo scrittore Alberto Samonà

Alberto Samonà, giornalista, scrittore, appassionato di studi sul Sacro e molto attivo nell’ambito dell’organizzazione culturale, è – fra l’altro – consigliere di amministrazione del parco-museo di Villa Piccolo a Capo d’Orlando, un luogo unico, visitato ogni anno da migliaia di turisti.

Villa Piccolo, sulle colline di Capo d’Orlando, è stata dimora del Barone di Calanovella Casimiro, Lucio e Agata Giovanna. Visitando le stanze cosa rimane di quei fantastici anni?

villa-piccoloResta l’influenza che hanno lasciato questi personaggi straordinari. Il respiro di un’atmosfera che non è mutata al mutare degli anni. Chi visita la casa-museo e il parco di Villa Piccolo scopre un mondo che si di dischiude, un universo popolato di fate, folletti, maghi, di “spiriti elementali”, ma anche di sogno e di mistero, oltre che di grande letteratura europea. I fratelli Piccolo e il loro cugino Giuseppe Tomasi di Lampedusa continuano oggi a vivere grazie all’incessante azione culturale svolta fin dal 1970 dalla Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella.

Il Barone Casimiro Piccolo, fu amante della fotografia e dell’occultismo, ma quello che rimane vivo nella memoria sono i suoi acquerelli di genere fantastico, vuole spiegare ai lettori di cosa si tratta ?

acquarello1-bigCasimiro amava passeggiare nelle ore notturne nel grande giardino che circonda la casa e nelle campagne e durante queste escursioni al buio incontrava quei personaggi che poi all’alba, rientrando a casa, dipingeva nelle sue tele. E così, sono venuti fuori i cosiddetti “acquerelli magici”, autentici capolavori artistici e simbolici, nei quali il Barone ha voluto immortalare questi esseri dei boschi: sono presenti, appunto, fate, gnomi, elfi, salamandre. Un tripudio di vite, che grazie alla maestria artistica di Casimiro sono giunte fino a noi. Gli acquerelli magici, tuttora custoditi nel museo di Villa Piccolo, sono l’espressione di questo universo magico e simbolico che l’artista ha voluto consegnare alla storia. Le parole, però, difficilmente riescono a spiegare il fascino di queste opere d’arte. Occorre venire a vederle con i propri occhi.

Una stanza molto visitata è quella degli ospiti, che ebbe quale ospite fisso nei periodi estivi, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l’autore del Gattopardo e cugino in primo grado dei Piccolo. Sua madre Beatrice, infatti, era sorella di Teresa Mastrogiovanni. Pare che proprio in questa stanza sia stato scritto il celebre romanzo. Cosa c’è di vero?

Giuseppe Tomasi di Lampedusa amava soggiornare a Villa Piccolo per lunghe villeggiature estive. Sono rimaste celebri le sue interminabili discussioni con il cugino Lucio Piccolo a proposito di “nuovi scrittori” (oggi mostri sacri della letteratura mondiale) che ciascuno dei due amava scoprire. Vi era una certa competizione fra i due su chi avesse scoperto più scrittori meritevoli, ancor prima che questi fossero poi consacrati dalla grande critica. Durante questi soggiorni, Lampedusa amava scrivere pagine di quello che sarebbe poi divenuto il romanzo più tradotto al mondo. Dalla sua stanza a Villa Piccolo si affaccia, peraltro, un panorama bellissimo sull’Isola di Salina e ormai è acclarato che molti luoghi e nomi del Gattopardo siano stati mutuati proprio da personaggi e contesti dei Nebrodi, da egli conosciuti durante i soggiorni nella casa dei suoi cugini Piccolo. La pubblicazione del romanzo, poi, avvenuta postuma, si deve proprio all’attivismo di Lucio Piccolo che volle farlo pubblicare. Restano, a questo proposito, emblematici i carteggi fra Piccolo e il poeta suo amico Basilio Reale.

Nel parco della famiglia Piccolo è ubicato il “cimitero degli animali”, in tutto presenti 35 piccole tombe, da dove nasce l’amore per gli animali da arte della famiglia Piccolo?

cimitero-caniNon è soltanto amore. È la testimonianza di una visione “esoterica”. I fratelli Piccolo ritenevano infatti che nei cani si incarnassero anime di esseri umani e pertanto, una volta che gli animali morivano, doveva esser data loro adeguata sepoltura, per permettere a tali anime, o corpi sottili, di riposare adeguatamente per poi trasmigrare altrove. I cani a Villa Piccolo sono stati e sono i veri padroni invisibili. Illustri ospiti parlano di come Casimiro si infervorasse nel raccontare entusiasta di aver visto alcuni amici a quattro zampe passeggiare nel parco, anche dopo anni da quando questi erano deceduti.

Nella casa-museo sono archiviati poco meno di 2400 libri ed altri sono in fase di restauro. Comprende fra gli altri: “l’io trascendentale” di Barlé, “Mistici e maghi del Tibet” di David-Neel, “Poesia e non poesia” di Croce, “Dialoghi” di Platone, “La monadologia” di Leibniz, “Del senso delle cose e della magia” di Campanella, fino a il libro dei soci del circolo Bellini, come viene utilizzato questo patrimonio?

È a disposizione degli studiosi, che vengono da noi per le proprie ricerche. Testimoniano la vastissima cultura dei Piccolo. Per la letteratura, per la botanica, per la filosofia, per  l’esoterismo, per la storia, per l’astronomia e per molte altre discipline. Ai libri da lei citati, si aggiungono, poi, altre migliaia di volumi che appartennero alla Biblioteca di Bent Parodi di Belsito, già presidente della Fondazione Piccolo, donati lo scorso anno a noi dalla moglie Anna Maria Corradini.

Cosa sono “I quaderni dell’Almagesto”?

È la collana editoriale della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella. Negli anni abbiamo voluto dare alle stampe alcuni piccoli grandi gioielli, che oggi sono raccolti in questa collana e sono acquistabili dal pubblico. Fra questi c’è l’archivio storico della Famiglia Piccolo, comprendente lettere e documenti del tempo, preziosissimi, non soltanto per gli studiosi, ma anche per gli appassionati della storia della Sicilia e dell’aristocrazia vissuta a cavallo fra Ottocento e Novecento.

Presidente storico della fondazione Piccolo è stato il giornalista e scrittore Bent Parodi, che ha guidato l’ente fino al dicembre 2009: Bent Parodi è un altra figura storica nel panorama siciliano, come lo descrive lei che l’ha conosciuto personalmente?

bentA lui sono stato molto legato e dopo la sua morte ho scritto un libro sul suo pensiero filosofico. Bent Parodi è l’esempio di un aristocratico che amava vivere a contatto con tutti. Non faceva pesare mai a nessuno il fatto che fosse figlio del Duca di Belsito e lo si poteva spesso vedere in allegra compagnia con contadini, operai, artigiani e molte persone che altri aristocratici avrebbero tenuto lontane. Egli infatti riteneva che la vera aristocrazia non fosse quella del sangue, ma quella dello spirito e diceva di sentirsi accomunato a tutti coloro che vivevano una vita che andasse al di là del soddisfacimento dei bisogni materiali. Era anche un infaticabile organizzatore culturale, tanto che a Villa Piccolo, nel periodo estivo, dava vita a lunghe rassegne, con ospiti che provenivano da ogni parte d’Italia. Da anni, la Fondazione, per ricordarne l’esempio e continuare la sua opera, ha dato vita al ciclo “Le porte del Sacro”, rassegna culturale di appuntamenti vari (dal teatro alla musica, passando per le presentazioni di libri, le mostre e le conferenze), accomunati dall’anelito per la trascendenza, seppur senza dogmatismi di sorta. Bent era uno spirito libero. Giornalista del Giornale di Sicilia e scrittore, la sua testimonianza letteraria più preziosa è il romanzo “Il principe mago”, autentico capolavoro, pubblicato in prima edizione da Sellerio, poi da Almagesto e quindi da Tipheret. Raccontare Bent in poche righe è impossibile. Posso solo dire che è stato un personaggio straordinario. Uno degli ultimi veri gattopardi siciliani, dando a questo termine un’accezione eminentemente positiva.

Per i nostri lettori interessati a visitare Villa Piccolo, quando e come è possibile?

Basta andare sul sito www.fondazionepiccolo.it e cliccare sulla voce “visite”. Lì c’è un numero di telefono che è possibile chiamare per prenotare una visita guidata nella casa-museo. La raccomando, perché scoprire Villa Piccolo è un’esperienza unica e riconcilia con il mondo e con la natura. La casa-museo è, infatti, un luogo immerso in una natura ancora viva e potente e dal terrazzo si può ammirare un panorama mozzafiato sulle Isole Eolie. Il nostro compito, come amministratori, è anche quello di scongiurare che tutto questo si perda e che un luogo così ricco di storia possa morire. Purtroppo, sempre più spesso, combattiamo contro l’ignoranza di certa politica e burocrazia pubblica. Ma questo è segno di questi tempi di mediocrità diffusa, nei quali la cultura sembra assumere un ruolo sempre più marginale. Per questo, chiediamo aiuto non certo ai politici, ma agli animi sensibili, a coloro che ritengono la cultura un valore imprescindibile per un vero progresso sociale.

Giusy  Tempesta




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