Palermo non è vivibile, lo dice il Sole 24 Ore

Su 110 città italiane, Palermo è 106° in quanto a vivibilità. A Stilare questa classifica è il Sole 24 Ore, servendosi, per le sue valutazioni, di 36 parametri divisi all’interno di sei aree tematiche: Tenore di vita, Affari e lavoro, Servizi/Ambiente/Salute, Popolazione, Ordine pubblico, Tempo libero. E se il capoluogo siciliano non è proprio l’ultimo tra le città d’Italia, lo è di sicuro tra quelle dell’isola, dal momento che Enna si classifica 93°, Catania 95°, Trapani 96°, Agrigento 97°, Caltanissetta 102° e Messina 104°. I dati sembrano essere sconfortanti da ogni punto di vista, dal basso tasso di occupazione, il 36%, ai numerosi scippi, borseggi e rapine a cui si aggiungono truffe, frodi informatiche ed ovviamente le estorsioni che infestano la città arabonormanna.  Ai palermitani o agli abitanti della sua provincia il Sole 24 Ore non rivela nulla di nuovo, è risaputo, infatti, che si può vivere davvero bene a Palermo solo se si possiede un reddito economico abbastanza elevato. Come se non bastasse, i dati promulgati il 20 dicembre dal Sole 24 Ore si aggiungono a quelli, per niente incoraggianti, forniti dieci giorni prima dall’istituto di Ricerca su Economia e Società in Sicilia e secondo i quali sempre più giovani, dopo il diploma o dopo aver conseguito una laurea triennale, decidono di completare altrove la propria formazione, poiché coscienti delle poche opportunità post lauream e, in alcuni ambienti, anche di un pesante ostruzionismo che offre l’Ateneo di Palermo. Ma tutto sommato, anche Palermo presenta un primato e cioè lo stipendio del proprio sindaco che, secondo i dati raccolti da Valentina Evelli nel 2013 per Repubblica, è il sindaco più pagato d’Italia, perfino più dell’ormai spodestato sindaco di Roma, Marino, di Pisapia, sindaco di Milano, e di Fassino, sindaco di Torino. I soliti paradossi, dunque, che possiamo trovare solo nella nostra terra e che contribuiscono ad alimentare il crescente divario tra nord e sud d’Italia.

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