Anche santa Barbara costretta ad inchinarsi alla Mafia

La serie di Santi e Madonne che si inchinano ai mafiosi locali si arricchisce di un nuovo episodio

Questa volta l’umiliazione è toccata a Santa Barbara, patrona di Paternò in provincia di Catania. Durante la processione del 2 dicembre, intorno all’ora di pranzo, due dei carri barocchi contenenti l’effigi della Santa e portati a spalla a rappresentanza degli ortofrutticoli del paese e – dato ancora più tragico – i dipendenti comunali, si sono fermati davanti alla casa di Assinnata, un noto pregiudicato locale affiliato al clan catanese dei Santapaola, per omaggiare lui, attualmente in carcere, e il figlio che invece era lì presente. Il classico inchino e dondolamento dei carri è avvenuto sulle note della colonna de “Il padrino” e della canzone di Nino Manfredi “Tanto pe cantà”.

Il gesto è stato subito notato dai carabinieri in servizio che immediatamente l’hanno segnalato al questore di Catania Marcello Cardona. Immediata è stata anche la reazione di Cardona che, giudicando l’ossequio «una chiara manifestazione della forza intimidatrice, tipica del potere mafioso», ha vietato ai due gruppi la partecipazione alle manifestazioni religiose di quel giorno e a quelle dei giorni successivi fino a sabato 12 dicembre.

Non è la prima volta che il questore Cardona si ritrova a contrastare omaggi alla mafia: ricordiamo, infatti, che lo scorso settembre il questore di Catania ha ordinato la rimozione di cartelloni pubblicitari affissi a Giarre per il battesimo di Antonio Felice Rapisarda figlio del boss locale che in quell’occasione era stato definito “Questa creatura meravigliosa è… cosa nostra!”.Battesimo Antonio Felice Rapisarda Marcello Cardona - Questore di Catania

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