Il sì dell’Ars al mutuo da 1 miliardo e 700 milioni di euro

Si finisca di mettere le mani in tasca ai siciliani che vivono di miseri stipendi o magrissime pensioni, si cerchino coperture aggiuntive alle tasse, in caso contrario faremo le barricate in aula e porteremo imprenditori e cittadini in piazza”. Queste le parole che un anno fa pronunciavano i portavoce di 5 stelle. “Le imprese – proseguivano i parlamentari 5 stelle – vanno pagate, ma non sono certo i cittadini che devono scontare sulla loro pelle politiche sbagliate, con debiti che trasmetteranno addirittura ai loro figli”.

Ebbene si il contestato prestito che ipotecherà il futuro dei siciliani per i prossimi 30 anni mantenendo le tasse al massimo ha avuto il si dell’Ars. Una seduta che si è conclusa in sole 2 ore che ha proiettato i siciliani in un lungo periodo di 30 anni che saranno caratterizzati da lacrime amare. A favore del nuovo indebitamento che verrà posto a carico di famiglie e imprese della Sicilia, si sono espressi 37 deputati di Sala d’Ercole della maggioranza di centrosinistra. I voti contrari sono stati 3. Un solo astenuto. Una legge ‘pesante’, quella approvata ieri. Per pagare le rate di questo mutuo ci vorranno trent’anni. Lo pagheranno siciliani con le aliquote Irpef e Irap che resteranno ai massimi livelli per chissà quanto tempo.

Una serie di interventi di finanza pubblica per rimettere a posto i conti della Regione siciliana, a fronte di una voragine finanziaria quantificata in quasi 8 miliardi di euro. C’è spazio anche per dar conto dell’ennesimo sacrificio che lo Stato chiede alla Sicilia in fallimento: un ulteriore contributo al risanamento dei conti nazionali da 273 milioni di euro l’anno dal 2015 al 2018 Tutto questo per arrivare ai pesanti tagli che saranno applicati su tutto il settore del pubblico a partire dal personale.

Ieri sera durante la seduta non sono mancate le polemiche. Molti parlamentari hanno ricordato al presidente della Regione, che la scorsa estate ha rinunciato, per i prossimi quattro anni, agli effetti positivi di contenziosi tra Stato e Regione. Tra questi, una sentenza della Corte Costituzionale dello scorso anno che di fatto dava ragione alla Sicilia in materia di territorialità delle imposte. Se tale sentenza fosse stata applicata, la Regione avrebbe incassato almeno 10 miliardi di euro, ma avrebbe dovuto accollarsi le competenze residue gestite ancora dallo Stato. In questo dare e avere la Regione avrebbe guadagnato un paio di miliardi di euro. E avrebbe potuto avviare un risanamento senza continuare ad indebitarsi.

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